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7 novembre 2008

nel blog di gianni cuperlo ho trovato queste parole

“l punto allora è prendere atto della grandezza di ciò che abbiamo vissuto ma distinguere. E distinguere, a mio parere, vuol dire non pensare neanche per un istante che alla sinistra europea (e ai democratici italiani) tocchi adesso il compito di imitare. Copiare. Importare e trasporre quel miracolo unico a cui abbiamo assistito in diretta. Perché non è questo che serve e che può funzionare. Non sono le formule di Obama che ci aiuteranno. Non è il suo linguaggio unico e mirabile (che però fuori da quel contesto avrebbe difficoltà a imporsi). Ma è la rottura che ha prodotto. E’ l’atto in sé: la scelta di puntare ogni risorsa sul cambiamento possibile. C’è un coraggio di fondo nell’impianto culturale e ideale e programmatico che dovrebbe parlare ai conservatorismi della sinistra e spingerla (spingerci) a percorrere sentieri meno battuti. Meno sicuri

Direi che è una analisi schietta e mi trova totalmente d’accordo, nel punto sucessivo c’e un passaggio sull’uscita della Binetti su omosessualità e pedofilia che è condivisibile (almeno da me), eccolo .

Ma chiedo: riconoscere (qualche anno dopo l’organizzazione mondiale della sanità) che l’omosessualità non è una patologia, affermare il pieno diritto dei gay a vedere rispettata e tutelata la loro vita (il che si ottiene in democrazia anche attraverso una mappa chiara di diritti e responsabilità), evitare di alludere a una sciagurata equazione tra l’omosessualità e la pedofilia, ecco tutto questo fa parte oppure no del modo di stare insieme di un partito che si definisce democratico? Insomma è un pezzo della sua identità e  del suo civismo e della sua cultura?

a presto

E.